Dolcificanti - Parte 2

Aggiornamento: 25 mar 2020

Tutta la verità sui dolcificanti, conosciamoli tutti


#nutrizionistaincucina


Nell'articolo "Dolcificanti Parte 1 - Tutta la verità sui dolcificanti" abbiamo visto tutti i tipi di dolcificanti esistenti, dai naturali a quelli artificiali, ed abbiamo compreso cosa sono. In quest'articolo, invece, vedremoo quali sono i rischi nell'assunzione eccessiva di questi e le conseguenze metabolico se assunti in eccesso.

Controindicazioni e rischi


Di recente, molti articoli scientifici sostengono che i dolcificanti artificiali non sono così "metabolicamente inerti" come si pensava. E che addirittura possano mimare l’effetto degli zuccheri tradizionali aumentando i livelli di zucchero nel sangue e i livelli di insulina.

Solide evidenze scientifiche hanno documentato i numerosi effetti sfavorevoli del consumo di questi prodotti sul peso corporeo, sul metabolismo glucidico, sulla sensibilità insulinica, e sul profilo lipidico. In questo panorama, l’uso dei dolcificanti artificiali (acalorici) – in sostituzione dei dolcificanti naturali (calorici) – è stato fortemente incoraggiato come strategia per la riduzione dell’introito calorico e per la prevenzione dell’obesità dal momento che tali composti, oltre ad essere ipo o acalorici, si presentano come molecole inerti e, perciò, prive di impatto sui processi metabolici dell’organismo. In realtà, questa visione è stata recentemente messa in discussione dalla dimostrazione che questi composti sono in grado di influenzare alcune funzioni fondamentali, quali il senso fame-sazietà, l’assorbimento intestinale di glucosio, il microbiota intestinale.

È interessante, inoltre, sottolineare che in modelli sperimentali i dolcificanti acalorici sono risultati in grado di influenzare importanti processi fisiologici, quali la regolazione dell’omeostasi energetica e glicidica, mettendo così in discussione il concetto secondo cui i dolcificanti artificiali sono privi di effetti metabolici. Gli studi di Pepino et al. e di Swither et al. hanno messo in luce importanti modifiche dell’appetito e del food intake in ratti alimentati con dolcificanti non nutritivi (sucralosio): la riduzione della fase cefalica a seguito dell’ingestione di alimenti dolci, la riduzione del senso di sazietà e la riduzione del senso di rewarding, con conseguente iperalimentazione compensatoria. Inoltre, sono state documentate importanti modifiche del microbiota intestinale, con riduzione dell’espressione dei lattobacilli e aumento delle specie Enterobacteroides e Clostridium. Tali modifiche si associavano a una più alta risposta glicemica dopo somministrazione di un carico orale di glucosio. Infine, sempre nei roditori, è stato dimostrato che i dolcificanti artificiali stimolano i recettori del gusto dolce localizzati nel tratto gastro-intestinale, a cui fa seguito l’up-regolazione dei trasportatori GLUT2 (Glucose Transporter 2) e l’aumento dell’assorbimento intestinale di glucosio. Sebbene questi dati non possano essere applicati tout court all’uomo, alcuni studi preliminari in soggetti obesi ottenuti con l’uso di sucralosio sembrano confermare l’effetto sfavorevole di alcuni dolcificanti artificiali sulla tolleranza glicidica, come evidenziato da una più alta risposta glicemica e insulinemica dopo assunzione di sucralosio rispetto al gruppo di controllo. Questi risultati sono in linea con alcuni dati epidemiologici, che mostrano una relazione positiva tra consumo di dolcificanti non nutritivi e incidenza di diabete mellito tipo 2 e sindrome metabolica. Tuttavia, le evidenze finora raccolte non consentono di trarre conclusioni definitive.

(EFSA) NELLE RECENTI PUBBLICAZIONI SULLA SICUREZZA DEI DOLCIFICANTI ARTIFICIALI, IN PARTICOLARE A PRESO IN ESAME DUE STUDI:

  • sulla cancerogenicità nei topi (Soffritti et al., 2010[1]);

  • uno studio epidemiologico sull’associazione tra assunzione di bibite analcoliche edulcorate artificialmente e accresciuta incidenza di parti prematuri (Halldorsson et al., 2010[2]).

Da quest’analisi è emerso che gli studi non offrono elementi tali da indurre a riconsiderare le precedenti valutazioni sulla sicurezza dell’aspartame o di altri dolcificanti attualmente autorizzati nell’Unione Europea.

Per quanto riguarda il primo studio: l’EFSA ha avvertito che studi sperimentali effettuati sull’arco di vita degli animali possono condurre a conclusioni errate. Gli animali più anziani, ad esempio, sono più sensibili alle malattie e, quando uno studio sulla cancerogenicità nei topi viene esteso oltre le 104 settimane raccomandate, possono comparire cambiamenti patologici legati all’età (quali tumori spontanei) che danno adito a confusione nell’interpretazione di qualsiasi effetto connesso al composto.

Per quanto riguarda il secodno studio: L’EFSA ha altresì valutato la pubblicazione di Halldorsson et al. (2010) che riferisce risultati che suggeriscono che l’assunzione quotidiana di bibite dolcificate artificialmente possa essere associata a un aumentato rischio di parto prematuro. L’EFSA ha concluso che nello studio non sono presenti prove a sostegno di una relazione causale tra il consumo di bibite analcoliche dolcificate artificialmente e il parto prematuro e che sono necessari studi supplementari tanto per confermare quanto per rifiutare detta associazione, così come indicato dagli autori. Poiché l’associazione riscontrata dagli autori sembra riferirsi soprattutto a parti prematuri provocati clinicamente (piuttosto che spontanei), l’EFSA ha sottolineato che l’anamnesi e i criteri sui quali si fondavano le decisioni mediche di provocare il parto sono fattori che richiedono ulteriori indagini.

LA CORRELAZIONE ALL’ALTERAZIONE DEI BATTERI INTESTINALE NASCONO NEL 2014 in seguito ad uno studio condotto da scienziati israeliani hanno fatto notizia quando essi hanno collegato i dolcificanti artificiali ai cambiamenti di batteri intestinali.Ai topi, quando sono stati somministrati dolcificanti artificiali per 11 settimane, sono state riscontrate variazioni negative nei loro batteri intestinali che hanno causato un aumento dei livelli di zucchero nel sangue. Quando hanno impiantato i batteri da questi topi in altri topi privi di germi, anch'essi hanno avuto un aumento dei livelli di zucchero nel sangue.Attualmente però è tutto da validare in quanto c'è un solo studio osservazionale negli esseri umani, che ha suggerito un legame tra aspartame e modifiche dei batteri intestinali. Gli effetti a lungo termine di dolcificanti artificiali negli esseri umani sono pertanto ancora sconosciuti sconosciuti.

È teoricamente possibile che i dolcificanti artificiali possono aumentare i livelli di zucchero nel sangue, influenzando negativamente i batteri intestinali, ma non è stato testato sull’uomo.

Quali sono i rischi dei dolcificanti naturali e artificiali?


Chiarito questo, parliamo dei possibili rischi dell’uso di questi edulcoranti.

Per quanto riguarda i dolcificanti naturali, il “pericolo”, se così lo si può definire, risiede nel fatto che ci si può dimenticare che alcuni (ad eccezione della stevia) apportano calorie e fanno impennare la glicemia.

Quindi essi vanno considerati degli alimenti e devono rientrare nel computo calorico totale. Questo vale particolarmente per i prodotti industriali dolcificati con questo tipo di edulcoranti.

Più complesso il discorso relativo ai dolcificanti sintetici più comuni, quelli che per intenderci hanno zero calorie e rendono un prodotto alimentare “sugar free”. Ecco cosa c’è da sapere:


Aspartame: Alcuni studi effettuati sulle cavie di laboratorio in passato avevano riscontrato un legame tra assunzione di questo dolcificante e sviluppo di tumori, che tuttavia viene considerato molto basso per l'uomo. Tuttavia l’aspartame può dare reazioni allergiche con sintomi come mal di testa e orticaria, e in gravidanza e allattamento è altamente sconsigliato perché può provocare una malattia metabolica chiamata fenilchetonuria.


Saccarina: Anche in questo caso studi di laboratorio effettuati sugli animali avevano sollevato dubbi sui rischi di cancerogenicità di questo edulcorante, non confermati, però, sull’essere umano. Ad ogni modo anche in questo caso un uso eccessivo può provocare reazioni allergiche ed avere un effetto lassativo. Acesulfame K: Non sembra avere particolari effetti collaterali, tuttavia anche questo dolcificante sintetico, privo di potere calorico, sebbene non venga metabolizzato dal corpo e si elimini con le urine, è sconsigliato in gravidanza.


Ciclammato: Il ciclammato ha avuto una storia controversa. “Accusato”, secondo alcuni studi americani, di provocare il cancro alla vescica nei topi, era stato per un certo periodo ritirato dal mercato, per poi essere re-immesso in quanto ritenuto non pericoloso per l’uomo se consumato entro le dosi con sigliate. Anche il ciclammato andrebbe però evitato in gravidanza.


Tutti i dolcificanti sintetici secondo studi recenti, sebbene – curiosamente – privi di calorie, avrebbero degli effetti sul metabolismo e sulla produzione di insulina (l’ormone pancreatico che serve per scindere gli zuccheri alimentari) in misura superiore rispetto a quanto sempre considerato. In pratica anche assumere prodotti dolcificati o mettere il dolcificante nel caffè, farebbe ingrassare e favorire lo sviluppo del diabete tanto quanto usare lo zucchero. Si tratta di studi che comunque andranno perfezionati.


Quali dolcificanti aumentano la risposta insulina?



Studi su dolcificanti artificiali e livelli di insulina hanno mostrato risultati contrastanti.Gli effetti variano tra i diversi tipi di dolcificanti artificiali.

Sucralosio

Entrambi gli studi umani e animali hanno suggerito un legame tra l'ingestione di sucralosio e l'aumento dei livelli di insulina. In uno studio, a 17 persone è stato fornito sucralosio o acqua e poi effettuato un test di tolleranza al glucosio. Coloro che avevano assunto il sucralosio avevano i livelli di insulina nel sangue più alti del 20%. Hanno anche eliminato l'insulina dai loro corpi più lentamente.Tuttavia, i risultati sono misti e altri studi sull'uomo non hanno dimostrato alcun effetto.


Aspartame

L'aspartame è forse il più noto e più controverso dolcificante artificiale. Tuttavia, gli studi non hanno collegato l'aspartame con l'aumento dei livelli di insulina.

Saccarina

Gli scienziati hanno esaminato se stimolando i recettori del dolce nella bocca mediante assunzione di saccarina portasse ad un aumento dei livelli di insulina. I risultati sono contrastanti. Uno studio ha trovato che gli sciacqui alla bocca con una soluzione di saccarina (senza deglutire) ha causato un aumento dei livelli di insulina. Altri studi non hanno trovato alcun effetto.

Acesulfame di potassio

L'acesulfame di potassio (acesulfame-K) ha dimostrato in molti studi un aumento dei livelli di insulina nei ratti. Uno studio sui ratti ha esaminato come l'iniezione di grandi quantità di acesulfame-K interferisse sui livelli di insulina. Hanno riscontrato un massiccio aumento del 114-210%. Tuttavia, l'effetto dell'acesulfame-K sui livelli di insulina nell'uomo non è noto.

Quindi possiamo dire che l'effetto dei dolcificanti artificiali sui livelli di insulina sembra essere variabile, ed i risultati sono inconcludenti. Essa può anche dipendere dall'individuo. Per il momento, non esistono prove umane di alta qualità, questo fa in modo di non poter conoscere definitivamente i loro effetti sull'insulina.

Qui sopra abbiamo visto che il sucralosio e la saccarina possono aumentare i livelli di insulina negli esseri umani, ma i risultati sono misti e alcuni studi non hanno trovato alcun effetto. L'acesulfame-K solleva l'insulina nei ratti, ma non esistono studi umani disponibili.


Vuoi scoprire di più?

Leggi tutto sui dolcificanti nell'articolo "Dolcificanti Parte 2", clicca qui.

Scritto da:

Dott.ssa Hilary Di Sibio, Biologa Nutrizionista

Esperta in Nutrizione Culinaria & Antiaging

Docente di Nutrizione SIFA

Nutritional Consultant (Consulente Nutrizionale per Aziende & Ristorazione)

Creatrice: HDiSibio Workout Program (www.hilarydisibio.it/ebook/)

Website: www.hilarydisibio.it

Cellulare: +39 340 5784921